In certi paesi, al nord come al centro o al sud, i circoli degli anziani organizzano ancora i festeggiamenti per le coppie che celebrano le nozze d’oro(50 anni) o addirittura le nozze di diamante(75). Però il numero dei matrimoni che durano così a lungo si assottiglia sempre di più. Non più tardi del luglio scorso tutti i giornali hanno pubblicato i risultati di una ricerca dell’Istat sulla tenuta dei matrimoni in Italia: separazioni e divorzi sono raddoppiati dal 1995 al 2008 e la durata media di una unione coniugale è di quindici anni.
Ma c’è dell’altro, che non risulta dalle statistiche: i fidanzamenti che si rompono poco prima delle nozze in chiesa o in municipio creano un curioso problema, quello dell’abito da sposa. Me ne parla la titolare di una azienda artigianale specializzata di Lodi che occupa l’ombrellone accanto al mio in questo ultimo scampolo di stagione . L’abito col velo o senza velo viene ordinato solitamente quattro, cinque, anche sette mesi prima del matrimonio. Tuttavia succede sempre più spesso che in questo arco di tempo gli aspiranti coniugi litighino e si lascino. Di solito, sia detto per inciso, è lei che si stufa prima.
Chi paga allora l’abito da sposa per il quale è stato già versato un anticipo di 500 euro sul costo globale di tremila? Lei o i genitori di lei. Ma poiché la promessa di matrimonio è stata fatta dalla coppia, la rottura del fidanzamento li vede corrresponsabili. E dunque anche lui deve partecipare alla spesa, almeno per la metà. La ditta che lo ha confezionato rilascia regolare fattura e qualche ex-fidanzata se ne è servita per ricorrere alle vie legali.
Di solito però le mancate spose evitano di rivolgersi all’avvocato. Pagano loro, pur di non avere più niente a che fare con l’ex fidanzato.
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